Messaggio agli italiani in occasione della Festa di San Francesco,
Patrono d'Italia, del Presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini
(Assisi, 4 ottobre 2003)
Da questo sacro luogo, che la fede ha consacrato alla storia attraverso
il formidabile linguaggio dell'arte, sento vivo ed alto l'onore
di rinnovare il tradizionale messaggio agli italiani in occasione
della Festa liturgica di San Francesco d'Assisi, Patrono amatissimo
dell'Italia che quest'anno coincide con il 750° anniversario
dalla morte di S. Chiara.
So di interpretare in questo i sentimenti ed il pensiero di tanti
rappresentanti della nazione, che cercano di costruire - attraverso
il non facile impegno della loro responsabilità politica
ed istituzionale - una società più vicina allo spirito
di giustizia e di pace che caratterizza l'insegnamento e la vita
di Francesco.
Sono qui con noi a testimoniare questo impegno, oltre al rappresentante
del Governo, Ministro La Loggia, il sindaco di Palermo, Cammarata,
ed il presidente della regione Siciliana, Cuffaro.
E' questa una presenza significativa, nell'anno in cui la Sicilia
offre l'olio e accende la lampada votiva che arde sulla tomba del
Patrono d'Italia. Essa si pone nello spirito del cammino di pace
e di fraternità tra i popoli del Mediterraneo, che sarà
rinnovato a breve proprio in Sicilia con una celebrazione che unirà
idealmente quella terra alla città di San Francesco.
Nella sua prima "Regola", Francesco rivolge un vibrante
appello a tutti coloro che vogliono seguire il Signore nella Chiesa
cattolica, nominando con singolare precisione tutte le componenti
del popolo di Dio: dai sacerdoti agli accoliti, ai religiosi e religiose;
dai poveri ai principi, dai contadini ai padroni; uomini, donne,
bambini; giovani e vecchi; sani e malati.
A ciascuno, nel proprio stato di vita e nella specifica circostanza
esistenziale, rivolge "umile supplica perché perseveriamo
nella vera fede".
Perseverare nella fede vuol dire - oggi come otto secoli or sono
- essere consapevoli di quanto il contesto sociale e culturale in
cui viviamo sia illuminato e vivificato dall'annuncio evangelico.
Significa, soprattutto, preservare la memoria delle radici che affondano
in quell'annuncio ed animano il senso della nostra vita.
Lo smarrimento della memoria cristiana - ha sottolineato in più
occasioni Giovanni Paolo II - si accompagna sempre più frequentemente
alla paura di affrontare il futuro, al diffondersi dell'apatia morale
e del pessimismo, che certamente non giovano ad affrontare positivamente
i problemi, spesso assillanti, con cui ci mette a contatto la realtà
quotidiana; talvolta con drammaticità e senso di profondo
disorientamento.
Il compito più impegnativo cui siamo chiamati da questo nostro
tempo sta proprio nel recuperare e nel custodire quella memoria
e nel perseverare nella pratica di vita cui essa ci richiama. E'
un compito cui siamo chiamati tutti, come indica la Regola francescana.
Quella pratica di vita è fatta di rispetto e di tolleranza,
di dialogo e di apertura alla diversità, di impegno a favore
dell'uomo e dei suoi diritti, di umiltà ed insieme di tenacia
e di determinazione.
In essa troviamo i tratti che ci consentono di dare una risposta
comune agli interrogativi più profondi dell'esistenza. Sono
i tratti di un'identità unica ed inconfondibile: l'identità
dei cittadini d'Europa.
Il saluto francescano di "pace e bene", che da tanti secoli
reca conforto tra la nostra gente nelle più diverse situazioni,
è dunque per noi invito forte alla concordia.
Le vane "dispute di parole", gli atteggiamenti che portano
ad inutili ed improduttive divisioni, sono indicati da Francesco
come l'ostacolo costante ed insidioso alla edificazione di una comunità
capace di crescere nell'amore.
Francesco, che visse con pienezza un tempo fatto di guerre e di
aspri contrasti, mette dunque il dialogo al centro del suo messaggio.
Proprio grazie a quel messaggio Assisi rappresenta oggi un simbolo
vivo e vero del dialogo interreligioso: uno straordinario strumento
di apertura e di disponibilità verso l'altro, di volontà
di incontro attraverso fedi diverse, di reciproco arricchimento.
Proprio di questo spirito sentiamo vivo il bisogno: di ritrovare
rinnovata e solida concordia nella capacità dei cittadini
italiani - responsabili politici cosi come lavoratori di ogni genere
e settore, uomini e donne di ogni età e condizione - di imprimere
con coraggiosa dedizione un volto più umano al nostro amato
Paese, nel contesto dell'Europa e della comunità internazionale.
C'è di esempio la rinsaldata e proficua relazione che, nel
perseguimento del bene comune, le autorità dello Stato e
della Chiesa esprimono oggi nel nostro Paese, ciascuna nel proprio
ordine e nel reciproco, costruttivo rispetto.
E' questo l'esito di un lungo processo, che ha dimostrato come una
sincera volontà di pace e di riconciliazione, nel segno dei
valori dell'uomo, sia in grado di superare contrasti ed incomprensioni
e di approdare ad una fruttuosa ed operosa concordia.
Concludendo il suo discorso ai parlamentari, nella storica visita
del 14 novembre dello scorso anno, il Papa - al quale ci sentiamo
quest'oggi particolarmente vicini con tutto il nostro affetto filiale
- rivolgeva al Signore questa preghiera: "Chiedo al Redentore
dell'uomo di far si che l'amata nazione italiana possa continuare
nel presente e nel futuro a vivere secondo la sua luminosa tradizione
sapendo ricavare da essa nuovi e abbondanti frutti di civiltà,
per il progresso materiale e spirituale del mondo intero. Dio benedica
l'Italia".
Nelle parole del Santo Padre troviamo un richiamo forte alle radici
cristiane del nostro Paese, la cui ricchezza siamo tutti chiamati
a far fruttare.
Esse sono l'elemento ideale nel quale noi italiani ci ritroviamo
accomunati, che contrassegna profondamente la nostra identità
e che ci consente di dialogare con le altre culture forti di un
patrimonio unico di valori, fatto di comprensione, di fratellanza
e di pace.
Facciamo dunque diventare nostra l'invocazione di Giovanni Paolo
II, sostenuti dal messaggio di concordia e di riconciliazione nazionale
che, sempre nuovo ed attuale da Assisi ci perviene.
S. Francesco, dall'alto dei cieli, protegge l'Italia e gli italiani.